Beatrice in Wonderland

C’era una volta, e c’è ancora oggi, in un paesino di nome Loiano disteso sulle verdi colline dell’Appennino tosco-emiliano, una ragazza che seguendo il Bianconiglio si è ritrovata nel Paese delle Meraviglie.

Storytelling

La ragazza non si chiama Alice ma Beatrice e il suo Bianconiglio non è un coniglio, ma sono i punti di una macchina da cucire.
Una storia tutta nuova, in cui la nostra protagonista porta però con sé la curiosità e la freschezza della famosa bambina mescolata alla determinazione della regina di cuori.

Nella tana del Bianconiglio

Tic tac, tic tac sente Beatrice fin da piccolina che, incuriosita, segue questo rumore ritrovandosi in una stanza piena zeppa di stoffe dai colori brillanti, rocchetti, bottoni, merletti e pizzi, dove sua zia taglia e cuce. Osservandola quasi ogni giorno, Beatrice entra in questo piccolo mondo in punta di piedi facendosi insegnare proprio dalla zia i primi trucchi del mestiere. Tic tac, tic tac…

Il bivio e lo Stregatto

Se prima era solo un gioco, oggi Beatrice l’ha trasformato nella sua professione unendo i fili della sartorialità di una volta con lo studio del fashion design.
Ma proprio quando vede davanti a sé tutto il percorso che va dalla moda sartoriale a quella industriale, ecco che sceglie la sua strada, quella della qualità.

Cosa essere tu?

Alle grandi produzioni preferisce i pezzi unici, fatti con estrema cura e amore, utilizzando tecniche che ormai il tempo ha dimenticato: si parla di precisione minuziosa, orli a stecca per abiti che, come quelli di una volta, hanno l’intento di durare una vita, gonne a ruota dalle fantasie coloratissime e interni talmente curati che sembrano stanzette da tè della vecchia inghilterra vittoriana.

Il suo stile non segue la moda, ma le stoffe. Beatrice si lascia ispirare toccandole. Istinto puro che va a braccetto con la donna nella sua massima espressione di femminilità, una donna burrosa, morbida, il cui stile va dagli anni ’40 agli anni ’60, una donna che inizia a esprimersi consapevole del suo valore.

Il cappellaio matto

Per Beatrice le 5 non sono l’ora del tè, non esistono sabati e domeniche, esistono dedizione e soddisfazioni, esiste una casa-laboratorio, ed esisteva un lavoro a tempo indeterminato che Beatrice ha lasciato per seguire le impronte della sua vera passione.

La scelta è solo tua, non si vive per accontentare gli altri

Beatrice si è cucita addosso una storia di qualità, vederla lavorare quando l’aria dei campi passa attraverso i suoi vestiti è qualcosa di talmente fresco che ci ha incantati.
Lei dice che “Bea in Wonderland” sia nato per il fatto che vive sulle nuvole, ma secondo noi oltre la testa per aria ha i piedi ben fissi per terra.